L’importanza della bozza

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In qualunque ciclo di produzione editoriale uno strumento fondamentale è certamente la bozza. Per definirla ancora più correttamente potremmo ricorrere ad un comunissimo dizionario. Per esempio Garzanti dice che una bozza è una “prima e imperfetta forma di un lavoro“. La definizione potrebbe andarci più che bene. Partendo da questa forma imperfetta di lavoro un autore andrà ad intervenire con correzioni di vario genere per ottenere una copia finale pronta per la pubblicazione. In questo articolo cercheremo brevemente di capire l’importanza della bozza, come la si tratta e quali differenze esistono fra una correzione di bozza destinata alla stampa classica e una destinata al web.

Proofreading e editing

In campo professionale si può fare una chiara distinzione fra quello che il ruolo del proofreading e quello che è il ruolo dell’editing. Distinzione evidentemente valida pure per i compiti che sono chiamati a svolgere.

Il proofreading è colui che dovrebbe occuparsi di leggere la bozza al fine di individuare errori di natura estetica. Tali errori potrebbero essere quelli ortografici, quelli di sintassi, la presenza di sequenze di parole. Tale funzione può essere svolta in modo abbastanza efficace da un buon controllore automatico, quale quello fornito con i maggiori software di produttività.

L’editing è invece la vera e propria revisione del testo, un lavoro più di qualità e se volete per nulla banale. L’editing riguarda quindi la verifica di un uso corretto della terminologia, l’uso di uno stile appropriato alla natura editoriale dell’opera. Un lavoro di revisione deve pure mettere in luce eventuali contrasti che potrebbero nascere col destinatario del testo proprio per l’uso di un certo stile (che deve essere coerente lungo tutta l’opera) e di un linguaggio appropriato all’argomento trattato. E’ questo anche una sorta di controllo tecnico, controllo che richiede una certa specializzazione da parte del revisore, compatibilmente con la materia trattata.

Queste due figure professionali convergono nella persona del blogger quando parliamo di tale prodotto. E qui il discorso si complica leggermente, in quanto se siamo noi stessi correttori della bozza da noi prodotta può venire facile un’operazione superficiale di pulizia. L’errore più comune che si fa è quello di non prestare attenzione alla rilettura di un articolo, ma leggere in modo veloce e approssimato. Una regola importantissima è la seguente: bisogna leggere sempre attentamente quello che c’è scritto e non quello che si pensa possa esserci scritto.

Quando parliamo invece di un processo ben più complesso rispetto ad un semplice blog, allora il lavoro di correzione e revisione si fa tremendamente più serio. Viene perciò demandata a persone diverse ognuna di queste due funzioni. Anche perchè se più persone leggono e controllano un’opera allora più è bassa la probabilità di farsi sfuggire certi errori.

Se più gente partecipa alla correzione, fatto non improbabile se si considera un blog complesso e scritto a più mani, allora conviene prevedere un simile meccanismo, derivato appunto da un modello di produzione editoriale industriale. La bozza di un documento deve essere spedita ai singoli correttori o revisori e ognuno di questi agirà sulla propria personale copia della bozza. Tutti gli interventi verranno poi collazionati su una copia finale: la bozza finale. Il verbo collazionare Garzanti lo definisce come “costruire un nuovo insieme ordinato di dati fondendo due o più insiemi di partenza”. Se tale compito diventa complesso quando agiamo su carta, gli strumenti informatici facilitano non poco la gestione delle diverse versioni di un documento. Oltretutto si riescono così a ridurre tempi di preparazione della bozza e di applicazione delle correzioni.

Il documento bozza

Sia che si tratti di una produzione industriale, sia che si tratti di una produzione casalinga come un semplice blog, l’uso della bozza è comunque fondamentale. Molti autori preferiscono scrivere di getto tutto quanto gli passa per la testa, senza badare a forma e struttura del testo. In un secondo momento – a getto concluso – le idee vengono poi schematizzate e organizzate. Quindi si può passare alla fase di correzione. Molti preferiscono ancora usare il computer, altri spostano il tutto su carta. In quest’ultimo caso vi sono due possibilità per trasferire la bozza su carta:

  1. si stampa il testo in colonna, ossia testo pure e semplice, senza alcuna organizzazione grafica e nessun accenno al layout finale; ottimo per concentrarsi esclusivamente sulla sostanza di quanto scritto e sulla correzione di errori, di stile e di sintassi;
  2. si fa un preimpaginato, una sorta di modello di quel che sarà completo però di contenuto, appunto la nostra bozza.

E veniamo allora alle pratiche da mettere a punto per iniziare la correzione. Per prima cosa, sia se si tratti di un testo in colonna o di un preimpaginato, conviene usare il classico stile bianco-e-nero, evitando di stampare le formattazioni di colore che potrebbero poi generare confusione e disturbo. Questo va detto in quanto la vecchia matita rossa degli insegnanti torna a farci comodo. Non deve sfuggirci nulla delle nostre annotazioni e dei nostri interventi, così è bene usare una penna di un colore a forte contrasto con quello che è il testo della bozza.

Si procede quindi ad una lettura lenta ed attenta di ogni singola parola e quindi del concetto nel suo insieme. Ogni tipo di intervento deve essere annotato. E le annotazioni devono essere chiare e precise, inequivocabili. Devono poter essere cioè capite anche da terze persone, magari altri revisori che correggeranno in seguito il nostro lavoro o che dovranno riprenderlo, magari anche noi stessi che riprenderemo il lavoro a distanza di tempo. Per segnalare le correzioni si fa ricorso a precise simbologie grafiche. Conviene dare uno sguardo curioso a tali segni e magari memorizzare quelli che ci sembrano più utili.

Quando si applicano le correzioni è bene porre le stesse nelle immediate vicinanze del punto interessato. Per questo generalmente si preferisce stampare la bozza adottando una interlinea grande a sufficienza da poter scrivere in mezzo alle righe di testo, e lasciando margini laterali sufficientemente ampi da poter inserire note.

Di tutto deve rimanere traccia, anche delle correzioni a correzioni. Cioè a dire, se abbiamo eseguito una correzione e successivamente vogliamo annullarla, beh sarebbe utile non cancellare definitivamente la correzione originaria, ma correggerla ulteriormente. Magari l’idea della prima correzione potrebbe successivamente farsi viva e a quel punto noi avremo o la soluzione per scartarla (la seconda nostra correzione) o potremo ulteriormente approfondirla.

Specialmente per testi tecnici non è infrequente costruire e quindi correggere diverse versioni di bozze. Sarebbe utile allora organizzare le bozze secondo una cronologia precisa e conservare tutte le copie fino alla pubblicazione finale. E’ molto utile poter risalire, ad un certo punto, ad una vecchia versione del testo. Questo per testi di natura tecnica è fondamentale.

Esperienza personale

Può sembrare esagerato parlare di bozze e revisione del testo in merito alla gestione di un semplice blog, ma ho voluto dare peso in questo articolo alla qualità del nostro lavoro. Sia che scriviamo testi tecnici destinati ai fan di Linux, sia che stiamo trattando temi legati al web design con codice e immagini, l’attenzione alla qualità è un punto cruciale del successo. E il controllo della qualità passa attraverso la gestione delle bozze.

Il mio lavoro generalmente è diviso in tre fasi, in primis per ragioni di tempo e secondo poi perchè ho sperimentato questo metodo molto tempo fa e fin qui mi sono sempre trovato bene. Non c’è nulla di nuovo rispetto a quanto voi fate probabilmente. In ogni caso. Nella prima fase provvedo a raccogliere materiale: su carta e su web. Nella seconda fase provvedo a scrivere pezzi di quello che sarà l’articolo finale, anche in modo disordinato. Prima di passare alla terza fase provvedo a dare al testo una sua struttura, partendo ovviamente dalla schematizzazione del contenuto. Nella terza ed ultima fase, che precede di poco la pubblicazione, eseguo quello che i programmatori chiamarebbero debug, cioè la revisione del testo. Ricontrollo i concetti, passo il testo ad un correttore automatico, rivedo i periodi ed eventuale codice e quindi bollo l’articolo come finito e pronto per essere pubblicato. Capita che qualche dettaglio sfugga alla mia attenzione, ma come ho già commentato in un post di Massimiliano Scorza, l’eventuale errore lo considero perdonabile a patto che questo sia esclusivamente di natura ortografica.

Senza contare poi che queste tre fasi – del tutto personali – posso gestirmele comodamente in un tempo anche lungo. Per articoli un pò più complessi e lunghi preferisco inoltre affidarmi alla carta: lo schermo e i programmi di produttività mi mettono noia e mi distraggono.

E voi quali strategie usate per la correzione dei vostri articoli?

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4 Comments L’importanza della bozza

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  3. Ivan

    Per articoli lunghi o libri io di solito parto da una scaletta di massima e dalla definizione del target del testo; fondamentale quest’ultima parte, che deve essere sempre presente in tutto il processo di scrittura: target diversi portano a scrivere testi molto diversi (per profondità, complessità e ampiezza, ma anche per riferimenti più o meno dettagliati alle tecnologie “a contorno” del contenuto principale del testo).

    Ottenuto l’ok dall’editore parto abbozzando i diversi capitoli per vedere se la scaletta “regge” coerentemente. Per le parti di programmazione cerco di scrivere il prima possibile alcuni esempi di codice.
    Poi il processo è “a spirale”, nel senso che rivedo via via le diverse parti aggiungenmdo, tagliando e modificando fino ad una bozza quasi definitiva. Qui entra in gioco la revisione che è un rivedere facendo attenzione ai dettagli.
    Poi passo alla parte di revisione stilistica. E qui son fortunato: mia moglie, insegnante di lettere, fa un lavorone e, senza stravolgere nulla, rende davvero comprensibile anche certe parti che credevo chiare. E non c’è correttore automatico al mondo che possa far meglio 🙂

    Per testi brevi (articoli e post) il processo è più o meno lo stesso, ma le “spirali” sono molte di meno e già con la prima scrittura cerco di dare un corpo “coerente” al testo.

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  4. Kiko

    @ivan

    Mi diceva qualcosa il tuo nome, infatti… Prezioso commento il tuo, anche perchè un articolo in cantiere è proprio su “come nasce un articolo medio lungo” e il tuo discorso calza a meraviglia (anzi, prendo proprio spunto se mi permetti). Ci sto lavorando, ma il tempo a disposizione che mi rimane è davvero poco. L’esperienza da te portata si riferisce chiaramente a un testo di una certa complessità, oltre che lunghezza. Però, come da tua chiusura, in effetti è lo stesso processo (in tempo minore) che è necessario pure per i semplici post e articoli.

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