Se l’innovazione è politica

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Leggi e parli di innovazione all’estero e saltano fuori nomi e concetti prelevati direttamente dalla scienza e dagli scienziati. Ti sposti in Italia e improvvisamente la sorgente dell’informazione e il potere di scelta è tutto nelle mani dei politici. Almeno questa sembra la situazione. Che non è poi lontana dalla realtà.

Il piano di Brunetta è fantastico: e-Government 2012. Da qui a tre anni praticamente, quando cioè tutto potrebbe cambiare e cambierà. Siamo sempre indietro. Inesorabilmente indietro. E non c’è via di scampo. Si parla di Internet e banda larga, proprio qui a Pisa si è appena concluso un grande congresso, e già siamo indietro. Anzi forse non siamo mai stati al passo con l’Europa. Le classifiche ci buttano giù tipo un paesino qualsiasi, tipo uno di quei paesi che sta faticosamente cercando di mettere la testa oltre l’ostacolo. Eppure cervelli ottimi in Italia ne abbiamo. Qualche ottimo progetto è stato lanciato da italiani. Spesso italiani all’estero, ma questa è un’altra storia. Questi italiani dal buon cervello non vengono mai resi partecipi delle decisioni più importanti nel nostro paese. Perchè tutto è politicizzato. Perchè in Italia decide chi ha più amici e forza politica o spalle coperte, non chi ne sa di più. Ammesso – in entrambi i casi ipotizzabili – che di vittoria si tratti. Poi leggi della Finlandia e ti vengono i brividi. Poi pensi all’Università e ai brividi accompagni sudore freddo. Poi pensi alle Istituzioni che dovrebbero garantirti quel caldo futuro di cui hai bisogno – perchè fondamentalmente hai solo 20 anni e dal domani ti aspetti grandi cose da te e dal tuo paese – e un pò di sicurezza la perdi, perdi pure fiducia. E qui scatta la totale assenza dalla vita pubblica italiana. E però i sondaggi danno quello all’80%, mentre l’altro addirittura sta salendo al 40% e siccome un pò di analisi l’hai studiata i conti non ti tornano e ti senti un pò preso per il culo, no?! I conti non tornano soprattutto perchè le difficoltà del Paese sono evidenti, tante e complesse. Ci sarebbe da rivedere un pò il discorso su tasse, incentivi, modo in cui i finanziamenti vengono elargiti (se e quando e con che criterio oggettivo) e facilità di poter avviare qualsiasi forma d’impresa. Un pò troppo complicato – almeno questa è la mia modesta ed iniziale sensazione.

Però di ragazzi con dei progetti seri e tanto talento in Italia ce ne sono. E ci sono pure parecchi ragazzi con tanta volontà e passione. Sei sul finire di un percorso di studi e magari già vuoi tentare qualcosa. Addirittura questa idea viene in mente ad un tuo amico. Questo, con suoi amici, ha già pensato e tra un caffè e una passeggiatina discuti e proponi, ragioni, torni indietro sul discorso, lo porti infine avanti. Decisione ultima: non puoi rischiare di andare subito giù-per-terra, sprecando soldi e magari l’idea stessa. Se ne riparlerà in seguito. Quando tutto sarà più facile economicamente, burocraticamente, quando magari non ti serve la spinta politica, ma solo un pò di talento. E quando un ragazzotto può iniziare a gestirsi da sè completamente, in condizioni accettabili. Già, ma quando?

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