L’università ti forma davvero?

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Non ho un buon feeling con la mia università. Non ce l’ho perché sin da subito mi sono accorto di non poter trovare in quelle aule tutti gli argomenti di mio interesse. Non ce l’ho perché non credo che siano stimolati a dovere tutti i ragazzotti che ogni giorno varcano la soglie di quelle aule dove ad attenderli vi sono professori con poco entusiasmo. E probabilmente hanno ragione.

Da un po’ di giorni sto trafficando con molto codice PHP. Un po’ le richieste, un po’ i progetti, un po’ perché deve essere sempre accesa quella fiamma della curiosità, dell’aggiornamento e dello studio continuo. Da un po’ di giorni sto studiando un nuovo framework di cui posso dire un gran bene (CakePHP) e sto leggendo i codici di altri framework che ho recensito o di cui ho brevemente parlato (almeno per quello che mi è consentito da limiti editoriali o di tempo). E sempre più mi accorgo di quanto siano disallineati i programmi dei corsi universitari e la realtà dei fatti. O meglio, la realtà dei codici. Io la maggior parte dei concetti con cui mi scontro non li ho mai neppure sentiti nominare in aula o in laboratorio. Forse solo nominare, ma per l’approfondimento non c’era mai tempo o esulava dal programma stabilito. Forse in seguito. Forse. Anzi no!

Poi scopro e leggo articoli come questo, di Nando Pappalardo, specificamente rivolto a chi intende formarsi come web designer. Poi parlo in giro con altri ragazzi, poi mi trovo in alcune chat per chiedere consigli o semplicemente confrontarmi e allora mi accorgo di non essere soltanto io il pazzo che ce l’ha con questa università. E questo non vuole assolutamente essere una coda alle nefandezze concesse dall’Italico paese della politica.

In tutta la carriera universitaria credo di ricordare due corsi. Due soli maledetti corsi. Ho scelto Ingegneria Informatica perché pensavo di imparare molto più di quanto non già sapessi (o pensavo di sapere) e perché credevo fosse perfetta per chi amava programmare, sperimentare e studiare. Invece mi trovo e mi cimento in razzi che partono e per i quali devo scoprire il punto di atterraggio o piani inclinati con palline lasciate lì a salutare il punto di equilibrio o ancora integrali di cui non ricorderò un bel nulla una volta terminato l’esame. Per carità, tutte discipline, fisica e matematica, che hanno molto a che vedere con l’informatica. Anzi tutto. Però quello che mi è inconcepibile è la totale incompatibilità fra quello che vorrei fare nel mio futuro da informatico e quello che mi fanno studiare. Fra le richieste del mondo del lavoro e quello che mi obbligano a studiare. Sarebbero molto interessanti corsi di logica e corsi avanzati di programmazione. Corsi e materie più pratiche, o dove la pratica pareggi in qualche modo la teoria che troppe volte stanca e non ti lascia nulla a livello di contenuti.

Non andiamo mai a fondo nelle materie, ma ci limitiamo ad accenni di basi di dati o fondamenti di programmazione o introduzione all’amministrazione di un sistema e via così. Introduzione, accenni, fondamenti: mai una volta che becco un libro con su scritto tecniche avanzate, metodologie o approfondimenti. No, questi me li devo riservare per il mio tempo libero, mi sono sentito rispondere. Già, ma quale tempo libero se devo stare appresso a materie strane imparentate con l’attuale informatica solo in quarto o quinto grado?

Poi se hai la fortuna di stabilire un certo feeling con qualche docente, magari ricercatore, scopri che loro vorrebbero trattare altre cose, magari più attuali e concrete. Un corso di amministrazione di sistema e server come si deve, un corso di programmazione vero o un laboratorio dove si lavora su argomenti seri, duramente e con profitto. Probabilmente si avvicina a questa idea-ideale di università qualche corso della specialistica. Probabilmente. Intanto via coi razzi, coi piani inclinati, con resistenze e corto circuiti. Vai, insomma, con una ingegneria informatica che all’atto pratico assomiglia più a una ingegneria gestionale o, meglio ancora, elettronica. A me non sta bene, non so a voi!

Così più che l’università… è Internet. Wiki e blog, portali e siti di informazione. A questo punto però fatico a capire che ruolo ha/dovrebbe avere l’università nella formazione di un professionista (o futuro tale). Solo un percorso obbligato per quel pezzo di carta? Tanto più che mi è capitato di conoscere tanta valida gente lamentarsi di chi esce da quelle università. Aziende che dopo la laurea, cioè dopo 5/7/10 anni di  studio, sono costrette a ri-formarti per poterti finalmente inserire nel mondo del lavoro. Il che significa romperti le ossa per altri mesi per poter finalmente cominciare a lavorare come si deve.

A mio avviso, a mio modestissimo avviso, servirebbe mettere mano ai programmi universitari e ai corsi universitari. Oggi l’informatica è cambiata e sono cambiate pure alcune specializzazioni e alcune professioni. Ho sentito politici lamentarsi dello scarso successo di studenti rispetto ai nostri colleghi all’estero. Forse però ci si dimentica che la preparazione all’estero – e non mi sogno nemmeno di parlare dell’etica e di altri valori che qui in Italia o abbiamo smarrito o facciamo finta che esistano ancora – è leggermente diversa. L’informatica è cambiata, ma l’arroganza di certa gente sembra aumentare giorno dopo giorno.

E allora? E allora… io speriamo che me la cavo!

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6 Comments L’università ti forma davvero?

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  2. fabiomarasco

    Ciao Kiko, colgo l’occasione per farti i complimenti per gli articoli del tuo blog e per dire la mia sull’argomento trattato in quest’ultimo.

    Anch’io mi trovo in una situazione medesima alla tua e come te non ho un buonissimo feeling con il sistema Università. Sono quasi Ing.Informatico e da circa due anni lavoro in un’azienda Informatica nella quale mi occupo di programmazione e webdesign.

    Vuoi sapere quanto mi è servita l’università nella mia carriera lavorativa? Sinceramente ti rispondo non ha molto, la maggior parte delle competenze che possiedo le ho acquisite per passione (Javascript, Php, Html, Css).

    Molte materie universitarie a mio parere sono state davvero inutili (Fisica Tecnica, Chimica, Elettronica,…) e credo che ci sia bisogno di un rinnovamento dei corsi, soprattutto in materie di studio come la nostra che sono in continua evoluzione.

    La mia convinzione di fondo comunque è che l’Università serva a darti delle basi formative, grazie alle quali poi tu riesci a gestire in maniera autonoma le tue skills, aggiornandoti e formandoti sulle tecnologie e gli strumenti che ti vengono richiesti.

    Ciao.

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    1. Kiko

      Troppo gentile per i complimenti, @Fabio.

      Purtroppo mi sono accorto che questa sorta di malessere è piuttosto diffusa. Proprio durante queste vacanze, avendo modo di incontrare tanta gente con la quale, giocoforza, non mi sento e non mi vedo per un po’ di tempo all’anno, ho potuto constatare come molti siano in disaccordo sui piani di studio.

      Il motivo principale è ben riassunto nella frase ci sia bisogno di un rinnovamento dei corsi: sì, ma quando? Soprattutto qualcuno dovrebbe far capire che non si tratta della solita superficialità degli studenti, ma probabilmente di un atto di intelligenza nei confronti di un mondo che è cambiato, che cambia e che cambierà. In modo particolare riguardo a certi settori professionali. Su tutti, ovviamente, l’informatica.

      Staremo a vedere. Ti auguro buona fortuna perché quel quasi Ingegnere diventi a tutti gli effetti Ingegnere!

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  4. Danilo

    Ciao Fra,
    ti do ragione in parte.

    A mio modesto parere la fisica e la matematica sono fondamentali (non per niente sono materie che identificano l’ingegneria in generale) e permettono di sviluppare/potenziare la tecnica del problem solving, tipica dell’ingegnere. Quindi al piano inclinato e alla traiettoria del proiettile va dato il giusto peso.
    Probabilmente con il senno di poi avresti preferito Informatica ad Ingegneria Informatica? L’Ingegnere, se può consolarti, nella carriera lavorativa, teoricamente ha uno spettro lavorativo potenzialmente più ampio. Può affiancarsi ad altri ingegneri per sviluppare qualcosa insieme..

    Ti do pienamente ragione su come viene affrontata l’università in Italia (almeno di quello che ne ho sentito dire) per quanto riguarda le materie prettamente informatiche. Troppi corsi puramente didattici o superficiali (esami a crocette di reti, programmazione nei fogli di carta…). Le attese come dici giustamente tu sono disilluse… e intanto il mondo del lavoro è tutt’altra cosa.

    Ciao
    Stammi bene!

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    1. Kiko

      Ciao Da’,

      in effetti probabilmente il corso Informatica avrebbe fatto al caso mio. Ma sono in molti a pensarlo e questi stessi molti concordano con me su un aspetto del problema. Matematica e fisica sono materie fondamentali per lo sviluppo di una mente, ma a certi livelli dovresti garantire una certa applicabilità delle nozioni all’ambiente reale di lavoro.

      Recentemente mi è capitato di recensire il libro Beginning Python Visualization che tirava in ballo tanta matematica applicata alla programmazione. Bene, di 12 capitoli non ho trovato un paragrafo in cui mi sentissi completamente a mio agio, nonostante gran parte di quei titoli rispecchiano (dovrebbero rispecchiare) il mio piano studi. Noi ci siamo fermati alle basi, alle introduzioni e non abbiamo mai visto la pratica, solo teoria. Quando poi inanelli un paio di interviste tecniche (che in parte hanno sostituito il vecchio colloquio di lavoro) ti accorgi di questa differenza fra quello che teoricamente è il piano studi e quelle che sono le nozioni realmente apprese.

      Nonostante ciò io non sono completamente in disaccordo con l’Università, solo che trovo sbagliato non rivedere alcune cose. Mi sono capitati solo due corsi che mi hanno realmente formato come informatico e – guarda caso, ma questa è pura coincidenza, a mio avviso – erano retti da due giovanotti molto molto in gamba. Quando cominciavano a parlare – parlare, non snocciolare i testi didattici che dopo 40 anni sono impressi nella mente – sentivi proprio la freschezza delle idee, la passione perché poi quello era il loro campo di ricerca. Viceversa poi ci sono stati diversi corsi dove ogni 5 minuti c’erano quelle fastidiose inflessioni tipo “tanto non studiate”, “ma questo è tempo perso”, “potevo fare altro stamattina” e una classe intera che dormiva e non aveva interesse all’ascolto né alla materia in sé.

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