I fattori di successo di una startup

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Con il termine startup si definisce il periodo durante il quale si avvia un’impresa. Durante tale periodo i dubbi e le perplessità possono essere diverse. Per esempio una startup potrebbe ancora cercare personale da inserire nei propri uffici, o potrebbe ancora valutare e completare alcuni studi di mercato, o ancora potrebbe esaminare e mettere a punto i processi organizzativi sui quali baserà l’intera futura attività.

L’obiettivo di una startup è parecchio semplice da individuare, anche banale se volete: farsi conoscere, far circolare il proprio nome e la propria offerta. In una parola: scalare.

Scalare il numero di utenti o potenziali clienti, scalare il business con l’obiettivo di acquisire fette di mercato sempre più rilevanti ai fini della propria economia. E fin qui i concetti sono semplici, dovuti, aulici. Ma come si fa a raggiungere un simile obiettivo?

In questo periodo in Italia, da quel poco che posso intuire, e da quel poco che posso aver toccato con mano, si scontrano due immense realtà: la crisi finanziaria tremenda che sta investendo il nostro Paese, e una voglia frenetica di innovare, di lanciare idee, di startuppare (nonostante le immani difficoltà economiche e burocratiche cui un imprenditore va incontro in questa nostra bella penisola).

In questa serie di articoli ci occuperemo di analizzare:

  1. i fattori da cui è dipeso il successo di una startup;
  2. come si sono comportate le startup di successo;
  3. come si lancia una startup sul mercato.

Cominciamo dal primo punto.

Il successo di una startup dipende da…

Tutte le startup di successo hanno diversi fattori in comune. Sono stati scritti interi libri su questo argomento per cui sarebbe presuntuoso ridurre il tutto in un semplice articolo. Perciò ci concentreremo su tre elementi:

  1. team;
  2. implementazione dell’idea;
  3. comunicazione.

… un team affiatato e competente

Team competente

Team competente e coeso

La competenza è il fattore chiave di una startup: senza le giuste conoscenze si fa fatica a implementare l’idea originaria, cioè il motivo per il quale la startup è stata creata. Dell’implementazione parleremo poco sotto, qui è utile sottolineare l’importanza del team che porta avanti il progetto.

Parlando con alcuni angel investor è saltato fuori un dato curioso: i migliori investimenti e le preferenze di investimento sono rivolte a team formati, per la maggiore, da 3 persone. Queste tre persone generalmente si dividono le competenze necessarie all’impresa.

Fate conto di una startup che lancia un servizio sul web. Ebbene queste tre persone potrebbero essere un web developer, un web designer e un esperto di comunicazione con forte spirito aziendale (tale cioè da padroneggiare tutte le problematiche a livello finanziario su cui si
basa la vita di un’azienda). Tre, il numero perfetto, ma non si tratta di cabala e non è nemmeno una regola. Solo un piccolo dato di fatto.

Il team deve risolvere parecchi problemi e lavorare duramente al progetto, per cui è necessaria una opportuna suddivisione dei compiti o, semplicemente, degli sforzi. Solo le persone giuste, con le competenze giuste, possono implementare bene un’idea. Perciò quel numero potrebbe
riferirsi semplicemente alla cupola che regge l’azienda.

Esistono diverse startup con un numero variabile di collaboratori: a tempo pieno (programmatori, web strategist, copywriter) o occasionali (programmatori, web strategist, copywriter). L’importante è che il team sia coeso, che non ci siano problemi di natura personale fra le persone che lavorano insieme al progetto. Tutti devono impegnarsi e tutti devono suonare il medesimo spartito. Tutti devono contribuire ognuno a seconda delle proprie capacità e competenze. Pre questo quando si lancia una startup e si cerca del personale utile alla crescita di un’impresa occorre un’attenta procedura di recruitment.

… una perfetta implementazione dell’idea

Implementazione dell'idea

Una perfetta implementazione dell'idea

Ho sentito più volte l’idea: “bella l’idea, ma più importante è come la realizzi”. L’esecuzione dell’idea che ha portato alla nascita di una startup è forse anche più importante del contenuto dell’idea medesima.
Esistono in giro per il Web diversi servizi e diversi software la cui implementazione, in senso prettamente tecnico, ha dato maggiore lustro all’idea in sé del servizio o del software. E spesso non si parla di idee rivoluzionarie, ma di problemi semplici risolti in modo brillante e
semplice, cioè tali da attirare l’attenzione degli utenti.

Aggiungo un‘altro detto che ho sentito spesso nel corso di questi mesi: “se ti guardi in giro vedrai che ha più successo un’idea mediocre eseguita bene, rispetto a un’idea buona eseguita male.”

E’ una risposta al mio constatare di come servizi eccellenti si sono persi in quello spazio smisurato che è Internet a tutto vantaggio di competitor il cui prodotto risultava (almeno secondo il mio punto di vista) qualitativamente meno forte, meno interessante.

Se non si hanno le giuste competenze si fa fatica a realizzare prodotti altamente qualitativi. Le competenze oggi decisive (non solo oggi, in verità) sono sempre le stesse: sviluppo e design. Solo che i fattori cui prestare grande attenzione sono numerosi: accessibilità, grado di usabilità per l’utente, estetica funzionale ed estetica visiva, campagne pubblicitarie, operazioni di marketing, supporto utente. Tutte attività che una sola persona non può certo svolgere, ed ecco perché gli investitori preferiscono team dove agiscono persone con alta specificità di ruolo.

… una opportuna comunicazione

Opportuna comunicazione

Comunicazione coi clienti, con gli investitori, coi componenti del team

Anche su questo argomento sono stati scritti decine e decine di libri. Ciononostante proveremo a ridurre a tre gli elementi della comunicazione.

Per avere successo una startup deve comunicare in modo diretto e brillante la propria idea ai potenziali fruitori o utenti. Se questi non recepiscono immediatamente l’utilità e gli scopi dell’offerta, allora sarà difficile convertirli in clienti affezionati e realizzare l’obiettivo di business.

Per comunicare l’ìdea una startup che opera sul web ha due armi principali: il design del proprio sito/servizio e i testi. Ambedue devono attrarre il visitatore, invogliarlo a provare il servizio e convertirlo in cliente. Basta fare un giro su Internet per capire che queste operazioni sono rese fattibili da design ben realizzati, semplici e allo stesso tempo accattivanti, e da prototipi o demo o screenshot o pagine tour che descrivono in modo preciso l’offerta, il prodotto, il servizio.

L’utente deve aver ben chiaro in mente quali sono i benefici derivanti dall’uso di quel prodotto/servizio e deve essere invogliato a provarlo. In questo ambito sembra funzionare parecchio bene il modello di business freemium: l’utente può accedere gratuitamente a parte dell’offerta, ma per usufruire dei servizi e delle funzioni avanzate occorre un piano di abbonamento (magari diversificato a seconda delle risorse messe a
disposizione).

Se il successo clientelare di una startup dipende dalla capacità di attirare a sé i clienti, d’altro canto è fondamentale comunicare la propria idea di business pure a investitori e partner. Una startup potrebbe avere scarsi fondi nei primi mesi di attività e necessitare perciò di capitali derivanti da investitori che decidono di scommettere sull’azienda o da introiti pubblicitari, per fare due semplici esempi. In tal caso, parimenti al discorso precedente, è necessario comunicare in modo altrettanto preciso e diretto perché un investitore dovrebbe favorire lo sviluppo della nostra idea. In questo ambito le sole parole non servono. Occorre una documentazione precisa, più o meno tecnica, in grado di mostrare il piano di crescita dell’impresa, i probabili introiti futuri, la probabile evoluzione del business. In pratica occorre un business plan. Ma non solo.

Società di venture capital amano, insieme ai meri numeri, anche relazioni, in forma discorsiva o in forma di presentazioni e slide, che spieghino nei minimi dettagli la composizione dell’azienda e il suo piano strategico.

Non bisogna lavorare troppo di fantasia né volare comunque troppo bassi. Occorre un certo equilibrio nel redigere il business plan e occorre un forte spirito critico nel redigere la relazione. Può aiutare un attento studio del settore in cui ci si inserisce e analisi di mercato in grado di rivelare i punti di forza sui quali dovrà giocare la startup e i possibili spiragli del mercato da attaccare per conquistare consensi.

Non meno importante dei precedenti due punti è la comunicazione all’interno del team. Se non tutti hanno ben chiaro l’obiettivo e le priorità della startup, allora c’è il rischio di andare incontro a defezioni e a lavori svolti male. Task e tempi devono essere chiari a tutto il team, la comunicazione di risultati parziali, così come dei problemi riscontrati, deve essere precisa, eseguita in real time così da trovare le giuste soluzioni e apportare le corrette modifiche in corso d’opera. Tutti i fattori chiave e gli obiettivi parziali devono essere costantemente monitorati e, laddove possibile, quantificati in modo preciso.

Nel prossimo articolo analizzeremo i comportamenti di startup di successo al fine di carpire alcune tecniche e soluzioni utili alla nostra impresa.

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5 Comments I fattori di successo di una startup

  1. Pingback: diggita.it

  2. beppe

    Finalmente un articolo che non si conclude al secondo rigo. A questo punto sono curioso di sapere come si sono comportate le startup di successo. Complimenti, a quando la seconda puntata? E secondo te è davvero tempo di startup in Italia col casino finanziario che ci sta distruggendo?

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    1. Kiko

      Ciao @beppe, grazie del complimento e benvenuto. La seconda puntata a questo punto sarà fra martedì e mercoledì. Ovviamente ti aspetto.

      Quanto alla domanda io posso risponderti per esperienza diretta, per esperienza molto indiretta e per sensazione:

      esperienza diretta: sì, se fai le cose come si deve, se hai un’idea, se la sviluppi in modo corretto, oggi è tempo di startup. In meno di 4 mesi ho aiutato un’azienda che non era tale a immettersi sul mercato, sfruttare le tecnologie in modo corretto e siamo a buon punto (non parlo solo di fatturato, ma di idee ancora da sviluppare). Come sviluppatore devo fare mea culpa perché siamo un po’ indietro coi tempi, non ci aspettavamo subito un simile successo. E stiamo anzi sperimentando soluzioni che io non avevo ancora né pensato né, appunto, sperimentato;
      esperienza indiretta: parlo e vedo tanti ragazzi e tante idee prendere corpo, quindi credo che sì… è tempo di startup. Posso dirti pure che la gente che sta riuscendo, diciamo così, ha scardinato poche regole aziendali, quelle soprattutto legate alla speculazione, e lasciamelo dire…
      sensazione: l’idea non può mai andare in crisi o generare crisi, semmai, come scritto, è l’implementazione e l’architettura che dovrebbe sorreggere l’idea a generare crisi. Implementazione e architettura che dipendono dalle menti che stanno dietro al progetto: basta lavorare, duramente e soprattutto seriamente. Mi fermo perché altrimenti dovrei sciorinare molta rabbia, per come la vedo io.

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  3. Gabriele Romanato

    Penso che tu abbia centrato in pieno l’argomento parlando delle idee alla base della progettualità. Troppe aziende finiscono nel nulla proprio per non essere riuscite a trovare la loro idea. Tutto il resto è una conseguenza dell’idea: la comunicazione, il brand, il marketing, la viralizzazione. Ottimo post. :-)

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    1. Kiko

      Thanx, @Gabriele. Mi sono divertito, in un recente incontro dove l’informatica era solo invitata, a vedere proprio come tante persone, tante piccole aziende, erano cresciute a forze di idee e di innovazione, di voglia di sporcarsi le mani, di imparare e studiare. I soldi, quelli propriamente detti, sono arrivati solo come conseguenza della creatività e del coraggio, appunto del lavoro. Come ho scritto nel precedente commento e come dico meglio qui: troppi libri raccontano balle pazzesche, riempendo di paroloni pagine e pagine.

      Le aziende, troppe aziende, tendono sempre a trascurare il fattore umano e tendono a sopravvalutare se stesse e sottovalutare il lavoro di chi, almeno sulla carta, dovrebbe saperne più di loro. Quando ciò non accade allora si instaura un dialogo molto costruttivo. Poi aggiungi un pizzico di fortuna, ed ecco che i risultati poi arrivano. Il difficile è gestire poi il risultato.

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