Cloud computing: rischio o opportunità?

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Il cloud computing è uno degli argomenti più caldi di tutta l’informatica. Qualcuno considera i servizi cloud ormai una moda, ma è un modo superficiale di trattare la questione. Sicuramente si tratta di una opzione da valutare attentamente quando un’azienda deve scegliere i propri partner e i propri strumenti di lavoro.

I servizi cloud possono vantare il supporto di una informatica che è cambiata. In realtà a cambiare è stata proprio la società che usa oggi l’informatica per ogni scopo possibile. Di fatto sono gli utenti ad aver scatenato la corsa al cloud e capirlo non è difficile: vogliamo tutto sempre, in ogni posto ci troviamo, qualunque sia il dispositivo che teniamo in mano. In pratica noi utenti della rete abbiamo chiesto che le risorse siano disponibili 24 ore su 24, 365 giorni su 365, e che siano accessibili dal computer di casa come dal laptop, perfino da tablet e da smartphone senza la perdita di efficacia.

Una mole costante di dati e di informazioni. Più o meno utili, più o meno incentrate sul business delle aziende o sulla vita privata delle persone (cioè social network o servizi premium e/o professionali).

L’avvento del cloud è stato poi reso possibile da una crescita, in qualità, dei servizi fruibili tramite banda larga (le connessioni casalinghe e quelle degli uffici) o banda mobile (cellulari e smartphone e tablet). La disponibilità di banda (sempre maggiore, sempre più disponibile a livello di territorio in fatto di ADSL casalinga o di mobile internet) è secondo me il fattore abilitante per eccellenza per un servizio cloud.

Ma scegliere il cloud computing rappresenta un rischio o un’opportunità?

Nel resto dell’articolo non daremo una risposta precisa a questa domanda, piuttosto esamineremo pregi e difetti, rischi e opportunità, appunto, derivanti dall’utilizzo di tecnologie cloud.

Il cloud soddisfa i tuoi bisogni

Il cloud computing altro non è che un insieme di soluzioni interagenti fra loro. La peculiarità di queste soluzioni è l’assenza di contiguità fisica fra le tecnologie utilizzate per realizzare e implementare le soluzioni. Il cloud computing di fatto permette di spostare all’esterno della propria rete locale (quale può essere anche il solo e unico computer esistente in una piccola azienda) parte o tutte le funzioni di cui si necessita.

Cloud Laptops

Un esempio? Chi possiede un account gmail si troverà quasi sicuramente d’accordo col fatto che blocco note, word processor, calendario e email sono tutti software che possono risiedere sulla nuvola di Google. Almeno per me questo è ormai naturale. Io a casa non possiedo un server mail, ma sfrutto il servizio di Google. Così come non possiedo più un software desktop che mi tenga ordine fra clienti e attività: sfrutto ancora un altro servizio, ben più potente e che posso usare da diverse postazioni e con diversi dispositivi (iPhone e iPad, MacBook e desktop di casa) e con i dati sempre accessibili e aggiornati indipendentemente dalla postazione e/o dispositivo che uso. Il tutto attraverso un comune browser e non importa quale scelgo (al di là di preferenze personali). Mi serve, ovviamente, una buona connessione Internet, dove per “buona” si intende inevitabilmente l’aggettivo veloce (oltre che affidabile).

Muoviamoci da questo momento in poi nell’ipotesi di ragionare come un’azienda o come un libero professionista. E allora ecco i bisogni che il cloud computing soddisfa:

  • permette di condividere le informazioni e i dati fra i vari dispositivi in modo totalmente trasparente e semplice e veloce;
  • permette di integrare tali informazioni e dati con altre informazioni e dati che possono provenire da altri servizi o da altre fonti esterne;
  • garantisce un ritmo di lavoro sicuramente maggiore perché l’azienda e il professionista possono tranquillamente ignorare gli aspetti di gestione dell’infrastruttura che permette il fruire dei servizi medesimi: servono solo un dispositivo che si connetta a Internet, una connessione, un browser o, al più, un piccolo software client (quale un app di iOS);
  • garantisce flessibilità: i servizi cloud sono altamente flessibili e facilmente scalabili così l’azienda o il professionista sono sempre pronti al cambiamento, riducendo sforzi e problematiche varie.

Torneremo meglio su questi quattro punti fra breve.

Intanto cerchiamo di capire quali sono i rischi e le opportunità derivanti dall’adozione di servizi cloud.

Scegliere il cloud: le opportunità

Se investo nel cloud mi piacerebbe conoscere i vantaggi derivanti da questo investimento. Tecnicamente parliamo quindi del ROI (Return On Investment) di una possibile scelta cloud. Proprio in questi ultimi mesi mi sono scontrato con la difficoltà di presentare un’offerta a clienti abituati al vecchio modello di gestione dell’IT: tutto mio, tutto a casa mia, nessuna connessione verso l’esterno se non per navigare su Internet. Laddove le novità di questo millennio non hanno fatto breccia (strano, ma tuttora reale) diventa fondamentale spiegare bene perché adottare un servizio cloud.

In prima battuta investire sul cloud permette di eliminare quasi completamente i costi derivanti dalla gestione dell’infrastruttura IT. Licenze e consumi di server e workstation, problemi di formazione e personale opportunamente reclutato per gestire l’IT, problemi di installazione e aggiornamento e manutenzione di tale infrastruttura non sono più un problema visto che il tutto è delegato a chi eroga il servizio. Come già detto, per usare un servizio cloud basta un piccolo software client o addirittura il browser. A corollario di ciò possiamo aggiungere, nella lista delle opportunità, la possibilità di accedere alle funzioni indipendentemente dalla sede aziendale e dal dispositivo utilizzato. Oggi un numero sempre maggiore di manager e dirigenti usa smartphone e tablet per accedere a tutte quelle funzioni prima appannaggio delle sole postazioni in ufficio.

Scalabilità

Un sistema cloud lo si costruisce davvero in pochi semplici passi, soprattutto in maniera veloce. I tempi di deployment sono nettamente inferiori rispetto alla soluzione fatta in casa, con un tasso di scalabilità enorme. Questo rende l’azienda più pronta al cambiamento. Aggiungere o eliminare funzioni consiste in una semplice rimodulazione dell’offerta acquistata. Oltretutto molti servizi cloud consentono al cliente (in tal caso all’azienda o al professionista) di costruire il proprio servizio assecondando perfettamente le proprie reali esigenze. Ciò a tutto vantaggio della ottimizzazione della soluzione in funzione del budget (cioè un maggiore controllo sui costi).

Scegliere il cloud: i rischi e gli ostacoli

Veniamo al rovescio della medaglia.

Se personalizzare la propria offerta cloud consente di poter prevedere meglio i costi e il budget, è vero anche che il servizio cloud è di fatto un costo da rinnovare di anno in anno (se è l’anno il periodo di riferimento). E’ bene in tal caso valutare l’impatto economico di una simile scelta rispetto all’acquisto di una licenza only one time (una e una sola volta) di un prodotto da installare nella propria rete locale.

Performance

Nell’eventualità si sia optato per un servizio cloud, attenzione a tutti i dettagli e in particolare a SLA e performance. Cioè il livello di servizio, le clausole di contratto e gli effettivi controlli sulle prestazioni. Il costo deve valere il servizio acquistato. Inoltre i modelli cloud possono soffrire in caso di variazione del servizio già sottoscritto: la modifica di funzioni o di limiti può comportare costi onerosi. A tal proposito occorre valutare in modo preciso quanto costa cambiare in corsa la soluzione acquistata.

Scegliere un servizio piuttosto che un altro trascina con sé un problema non banale: migrare verso un altro provider di servizi può risultare molto complicato e quindi costoso. Fate valutare a un professionista quali sono gli ostacoli che possono presentarsi in caso di cambio di provider.

L’ostacolo più grande nell’adozione di un servizio cloud potrebbe poi essere rappresentato dall’infrastruttura dell’azienda o del professionista necessaria a fruire del servizio medesimo. In un concetto: velocità e qualità della connessione alla rete. L’accesso a Internet è di primaria importanza, praticamente il fattore abilitante del cloud computing. Senza una connessione veloce e affidabile tutti i vantaggi di un sistema cloud vengono immediatamente persi, a tutto svantaggio del business da sostenere. Se è vero che scompaiono dalla rete locale workstation ad hoc e server e tutta l’infrastruttura delegata al provider esterno all’azienda, è pur vero che si necessita di tutte le precauzioni del caso. Il consiglio più importante riguarda perciò la possibilità di installare più di una connessione a Internet, con fornitori diversi e su tecnologie differenti. In questo modo si previene l’assenza di servizio (caduta una connessione è sempre possibile usare l’altra) e magari è possibile mettere a punto tecniche di shaping della banda per un miglior uso dei servizi esterni. Discorso che diventa importante in una realtà medio piccola (quindi con un buon numero di terminali che devono operare sulla cloud).

L’ultimo fattore di rischio che prendiamo in considerazione è relativo alla privacy. Vi sono casi, aziende che operano in settori critici per esempio, nei quali non è proprio possibile far migrare i dati verso l’esterno. Si tratta ovviamente di dati strategici e particolarmente importanti per il business di un’azienda, quali segreti industriali per esempio. Ma ciò risulta pure vero per il singolo professionista che potrebbe essere molto restio a depositare i propri dati su un servizio esterno. Scegliere un cloud significa affidarsi quasi completamente alla bontà del provider, dove per bontà si intende professionalità nella cura dell’infrastruttura e nell’applicazione di tutte le best practice in fatto di sicurezza.

In definitiva il dubbio resta: cloud computing, rischio o opportunità? Per come la vedo io è certamente una opportunità.

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9 Comments Cloud computing: rischio o opportunità?

  1. Guglielmo Cornelli

    Ciao,
    articolo davvero interessante … ho una domanda da porti: se un’azienda ha un server di macchine virtuali e, per questo (risorse dedicate comprese), spende un sacco di soldi, come può utilizzare il cloud?

    La vedo più difficile qui … ci sarebbe anche l’incombenza di creare, spesso, macchine virtuali ad hoc per DEMO, etc.. come affronteresti il problema?

    Grazie e complimenti

    Reply
    1. Kiko

      Argomento delicato, e ti ringrazio per i complimenti @Gugliemo. Scenario interessante da approfondire, ma servirebbero molti altri dettagli. Se è solamente un problema di costo, la cosa si risolve facilmente con un paio di telefonate e preventivi. Ma poi c’è da valutare tutta un’altra serie di fattori: performance, grado di riservatezza dei dati (eventuali) da tenere nelle macchine virtuali, tempi di bootstrap della creazione/uso delle macchine virtuali. Soprattutto, mi pare di capire, potrebbe essere utile simulare un intero periodo di lavoro, calcolando quante macchine virtuali create al mese per esempio, gli scopi d’uso ed eventuale spesa da sostenere.

      E ancora si può pensare di dividere l’infrastruttura in due parti: se molte delle macchine virtuali sono a uso interno all’azienda, allora si può pensare di acquistare un paio di server e un sistemista provvederà a gestirli e a creare ad hoc le macchine virtuali di cui necessitate. Mentre altri servizi possono essere spostati in “cloud”. Anche questa è una soluzione che ho riscontrato.

      Se vuoi continuare la discussione, sarò felice di risponderti via mail.

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  3. pippo

    Come dice il detto?
    “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio?”

    Ma voi veramente mettereste tutti i dati della vostra Azienda ( che sono fondamentali e VITALI per il suo funzionamento ) nelle mani di un altro??

    Io credo che il rischio maggiore del Cloud Computing sia proprio questo… di svegliarsi una mattina e scoprire per un motivo o per un altro che i tuoi preziosi dati non ci sono più… Con questo non voglio dire che tutti i fornitori di servizi Cloud siano disonesti… ma solamente che una volta che noi gli consegnamo i nostri dati, il coltello dalla parte del manico ce l’hanno loro…
    Dopo che hai messo tutti i tuoi dati nelle mani della compagnia X e questa per il successivo anno ti chiede un aumento del 30% del canone cosa fai? non paghi? Passare da un fornitore all’altro non è così semplice…come spiegate anche in questo articolo…

    Quandi ragazzi…occhio…
    Un consiglio che mi ha sempre dato il mio caro nonno
    “Tieni sempre a portata di mano le cose utili e in tasca quelle fondamentali”

    Reply
    1. Kiko

      Ovviamente, @pippo, ci sono diversi fattori da considerare, come ho scritto nell’articolo.

      Dati particolarmente strategici andrebbero tenuti alla larga da Internet, ma in certi casi è fondamentale veicolarli: pensa a collaboratori e dipendenti che sono costretti a operare al di fuori della Intranet. In tal caso occorre mettere su un servizio di sicurezza ottimale.

      Bisogna selezionare bene i partner e credo che tu stia disegnando un fornitore di bassa qualità.

      Epperò il rovescio della medaglia ti presenta queste domande: hai le competenze per manutenere una infrastruttura di rete del tipo che ti serve? Puoi sopportare i costi, compreso per esempio un esperto del settore che dovrai assumere?

      Come vedi bisogna analizzare bene la propria realtà e capire se va bene il cloud, in che misura oppure fare da sé! Qui ci starebbe bene un altro proverbio, per rimanere al tuo stile: “chi fa da sé, fa per tre!”. Vale pure per il cloud computing?

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  4. Mirko

    Trovo l’articolo interessante e ben scritto. A mio avviso andrebbero ampliate/approfondite alcune parti, di cui trovi gli spunti nei commenti precedenti al mio.
    Spero che troverai il tempo per descrivere tutti gli aspetti del cloud computing.
    Nel frattempo rinnovo i complimenti per il post.

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    1. Kiko

      Grazie @Mirko. L’argomento è vastissimo, ho cercato solamente di scrivere la parte più interessante per le realtà che sto seguendo in questo periodo. Vedrò di ampliare il post, considera pure che sto girando parecchi fornitori per capire qualità, prezzi e opportunità.

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  5. Paride

    Articolo interessante, ma che non condivido assolutamente. Si dice l’occasione fa l’uomo ladro, e di ladri, qui in Italia, ne abbiamo gia’ troppi.
    Ma veramente volete mettere i dati, i vostri preziosissimi dati, in mani terze? Per me e’ da pazzi. Ed ammesso e non concesso, ma l’infrastruttura attuale credete veramente che reggerebbe al passaggio di massa al cloud? Suvvia siamo seri. Se non si decideranno a toglierci dalle scatole Telecom, le infrastrutture adeguate non ci saranno mai.

    Reply
    1. Kiko

      Da qualche parte si dovrà pure cominciare, non credi @Paride? Dunque, effettivamente ci sarebbe da risolvere a priori il problema della “custodia dei dati”. Una soluzione potrebbe essere quella di conservarli crittati fuori dalla tua Intranet. Soluzione ancora migliore sarebbe quella di distribuire i dati in questo modo: quelli strategici -> intranet, quelli non-strategici -> cloud. Però va analizzato problema per problema, caso per caso. A volte è necessario trasmettere dati strategici fuori dalla tua Intranet. Pensaci bene: di fatto ci sono persone che si affidano a gmail per inviare documenti secretati, se non addirittura persone che mettono in condivisione tali documenti sui vari servizi di storage online. Quello è cloud.

      Io in realtà ragionavo su altro e cioè sul sostituire parte dell’infrastruttura intranet con tecnologia cloud, con risparmio di server e manutenzione e spazio e altre spese, sempre che le spese per il cloud siano minori delle prime.

      Devo concludere che alla domanda del titolo non si può rispondere in modo netto.

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