Volunia vs Marchiori: dimissioni, estromissione o che altro?

9 Flares 9 Flares ×

Una dura lettera di sfogo da parte di Massimo Marchiori fa conoscere al mondo intero (?) che il padre di Volunia molla il progetto, si fa da parte. “Qualcuno vuole farla al posto mio“. Una decisione netta e clamorosa.

Confesso di aver letto tre volte la lettera di Marchiori. Ci avevo capito poco già prima del lancio, e ancora meno già dopo il lancio. Nel corso di questi mesi non ci ho capito più nulla e adesso… non riesco a mettere a fuoco il discorso. Né quello di Marchiori né, soprattutto, quello di Volunia, o quel che ne resta. Che poi in realtà… avevo capito tutto.

A scuola si faceva analisi grammaticale: un testo da analizzare, cercando di individuare soggetti, predicati verbali, complementi di qualche tipo. Facciamolo sulla lettera di Marchiori cercando di capire i motivi per cui molla il progetto, ma soprattutto cosa è il progetto e come è stato portato avanti.

Volunia: il successo annunciato che è diventato un flop

Un video, con Marchiori comodamente seduto su una panchina e una lavagnetta a fianco. “Il motore di ricerca che cambierà il modo di navigare il Web”. Giù la maschera e via tutti i dubbi: si presentava così Volunia. Un prelancio di assoluto valore perchè creò quel tipo di viralità tale da accentrare sul progetto tutte le attenzioni del Web. Attrazione legata a questa promessa, apparsa per la verità un po’ esagerata, e al nome di Marchiori, scienziato stimato.

Poi quella presentazione ufficiale, in mondo visione. Ero a casa, ho puntato il browser e ho provato a godermela. Finalmente l’Italia raccoglie gli occhi di tutto il mondo. Almeno pensavo. Fu il primo indizio di un progetto senza capo né coda. Proiettore in fumo, slide inaccessibili, un modo strano di passare il microfono fra professoroni in giacca e cravatta senza arte né parte e poi un continuo balbettare su “cosa sarà, come sarà, cosa vogliamo fare”. Ripeto: ci avevo capito ben poco prima, ci ho capito ancora meno dopo le parole di Marchiori in quell’aula di Università.

Volunia sfida Google? Nessuno all’estero ci ha creduto, e in Italia si faceva fatica a trovare una persona che era rimasta colpita da quella presentazione ufficiale. E come pensare il contrario, d’altronde!

Al flop della presentazione ufficiale è seguito il flop meramente tecnico e funzionale. Lo spiega bene Marchiori, ma è una spiegazione non del tutto convincente come vedremo fra un po’. Anzi, vediamolo subito, cominciando a leggere alcuni passaggi della lettera.

Chi comanda in Volunia?

Marchiori centra subito il cuore del problema, il vero motivo per cui lascia Volunia, sin dalle prime righe della lettera:

Volunia, è risaputo, nasce qualche anno fa, da una serie di mie idee che ho concretizzato in un progetto strutturato e ambizioso. Un progetto, a mio avviso, troppo bello per non essere realizzato; e dal potenziale enorme. Decisi così di mettermi in gioco, buttandomi anima e corpo in quest’avventura, anche a costo di enormi sacrifici personali.

Quello che però forse non sapete è che io non sono l’Amministratore Delegato di Volunia. In altre parole, non sono io il numero uno della società. Perché ho accettato allora? Perché in tutta la mia vita finora, avevo sempre lavorato con persone che mettevano in prima piano passione, fiducia, onestà. E poi, perché mi sono lasciato convincere da una argomentazione tutt’ora vera: che il progetto non sopravviverebbe senza di me. Ho creato un team e l’ho guidato nella costruzione da zero del sistema, ho affrontato le difficoltà di una startup e cercato soluzioni a mano a mano che la complessità aumentava, sempre con la visione del progetto globale.

Subito un paio di puntualizzazioni. Lunga tutta la lettera leggerete spesso delle frasi a forte contenuto egocentrico: “ho concretizzato”, “io…io…io”, “senza di me”. Se leggete più di una volta la lettera queste formule sintattiche nascondono, a mio avviso, un po’ di delusione e un qualcosa che non mi piace. O sei dentro o sei fuori, ma se sei fuori non puoi allontanare dal tuo nome il flop di Volunia.

Marchiori durante la presentazione di Volunia

Marchiori durante la presentazione di Volunia

Anche perché proprio Marchiori ci spiega di aver accettato il fatto di non essere Amministratore Delegato, di essersi fidato (a torto, dice oggi), ma ci confessa di aver costruito lui il team di Volunia. Delle due l’una: o ha scelto persone che poi si sono rivelate non propriamente capaci, o il team che ha costruito gli è stato imposto. Nel primo caso questo abbandonare-la-nave risulta tardivo e anche poco elegante; nel secondo caso si è fatto carico di un rischio troppo elevato e comunque appare ancora tardiva la decisione di mollare il progetto. Gli errori sono comunque suoi, in buona parte restano suoi.

Mi piace comunque un passaggio di questo inizio, che condivido in pieno:

Se il mio obiettivo fosse l’arricchimento personale, avrei da tempo abbandonato l’Università e l’Italia e accettato una delle offerte provenienti dall’estero. Mi sono invece immerso anima e corpo in questo progetto per la bellezza di far progredire il mondo del web, per il piacere di dare una scossa al futuro e fare qualcosa di utile.

Beh, uno che parla così merita solo rispetto perché traspare da questa frase tutto l’amore per il proprio lavoro.

Resta comunque irrisolta la domanda che fa da titolo a questa sezione: chi comanda in Volunia? O, almeno: chi comandava in Volunia?

Marchiori doveva essere più risoluto. Fuggire dalle proprie responsabilità, come sembra in questo inizio di lettera, non si può. Non è elegante, non è nemmeno corretto per chi ha deciso di restare in Volunia e continuare il lavoro. Magari cercando un riscatto al flop finora perpetrato. In sostanza, o Marchiori fa i nomi di chi gli ha impedito di lavorare visto che è convintissimo della bontà del progetto, o questo passaggio risulta ambiguo e vale il mio dubbio: sta cercando di scrollarsi di dosso molte colpe. Che sono sue e solo sue.

Volunia: motore di ricerca, motore di critiche

Si tratta di un motore di ricerca o di un meta livello? La verità che racconta Marchiori è piuttosto controversa. Volunia è stato presentato come un motore di ricerca. E’ stato inteso così dalla stragrande maggioranza di persone. Ma Marchiori rivela che

Il progetto iniziale – per come lo avevo concepito già anni fa – non hai mai avuto un motore di ricerca proprietario. Il nome in codice era “metamaps”, e la comprensione di tutto sta nel nome, appunto: meta. Un metalivello, perché è questa la chiave: essere su di un livello superiore, e riusare l’informazione presente nei livelli sottostanti. I motori di ricerca sono stati il primo esempio di metalivello di successo, rispetto al Web. Metamaps doveva andare oltre, essere il “livello 2? e quindi stare sopra al web ed anche ai motori.

Più sotto riprenderà questo discorso, ma non accennerà mai ai dettagli, soprattutto gonfierà il testo con progetti, idee, intuizioni che rimangono però nell’ombra. Mi pare un po’ troppo arrogante, troppo fumoso, anche spocchioso visti i risultati di Volunia.

Il Corriere parla di Volunia

Ecco come il Corriere parlava di Volunia: un nuovo motore di ricerca

Questo passaggio potrebbe essere letto in due maniere differenti: da una parte potrebbe essere la conferma di un errore grossolano del team di sviluppo; d’altra parte potrebbe essere una sorta di resa. In entrambi i casi si tratta di un flop, di un progetto avventato, mal spiegato forse, ma di sicuro troppo grande per come era stato prospettato in fase di presentazione.

E un’altra domanda irrisolta nasce da questa parte di lettera: qual era l’obiettivo di Volunia?

Un concorrente di Google all’italiana? Un social network sgangherato? Un progetto non ancora del tutto compreso e ancora inespresso?

La grafica anni ’80: ma chi ha disegnato Volunia?

Da qui cominciano i veri attacchi di Marchiori. Attacchi che comunque dimostrano una totale inconsistenza del team di Volunia. Non si sa chi prende le decisioni finali – almeno così lascia intendere Marchiori – e non si sa nemmeno il perché vengano prese quelle decisioni. Il punto stavolta è la grafica di Volunia, nel suo stile anni ’80 che non è stato apprezzato dagli utenti.

Ma davvero pensiamo che il flop di Volunia sia legato alla grafica?

Volunia: ecco l'interfaccia stile anni '80

Volunia: ecco l'interfaccia stile anni '80

Il sì è evidentemente esagerato, ma non del tutto sbagliato. Potremmo attribuire una sorta di percentuale per l’insuccesso totale, ma non è questo il punto. Il punto è un altro:

[…] la grafica è componente essenziale nel Web, come in molti altri ambiti, anche se può generare la falsa impressione di essere dopotutto una cosa semplice, al punto da essere sviluppata da persone senza competenze Web specifiche; tanto, cosa ci vuole?

Questo passaggio mi mette i brividi e scatta un’altra domanda, ormai la solita: ma chi ha deciso la grafica di Volunia?

Marchiori continua a ripetere la solita formula “contro il mio parere”, ma prima o poi un responsabile ci vuole. E in un team la decisione deve essere netta: o c’è un responsabile, uno di un livello alto che si è preso la responsabilità di tutto ed è giusto che ne paghi le conseguenze, oppure il responsabile è l’intero team. O tutti o chi prende la decisione finale. Qui Marchiori invece si smarca, si defila. Da uomo a cui piace lavorare in gruppo e lavora in gruppo non mi va giù e perciò la domanda la rivolgo al diretto interessato: ma Lei Marchiori, mi scusi, cosa ha deciso in Volunia?

Volunia: una comunicazione da polli

Non vuole essere uno sfottò: il lavoro va sempre rispettato, ma uso l’animale che loro hanno scelto per Volunia, per rappresentare gli utenti. Divertente, ma che presta il fianco a numerose reinterpretazioni, compresa questa che fa da titolo.

Le galline di Volunia

Uno dei principali difetti di Volunia è stato il flop relativo alla comunicazione

La comunicazione in un progetto Web è fondamentale. Anche più importante del prodotto in sé, come ha insegnato la storia di Internet. Prima del lancio di Volunia la comunicazione è stata soddisfacente, anche ottima per certi versi. Ma dopo il lancio si è trasformata in un disastro.

I feedback negativi sono stati tanti, troppi. Sono piovuti da ogni parte del Web, soprattutto da gente importante, da gente che conta, da gente con esperienza e competenze tali da poter esprimere un parere autorevole. Sui blog e sui social network era palpabile la delusione degli utenti. E il team di Volunia è lettaralmente scomparso, sparito, muto, invisibile. Una spiegazione? Ce la dà Marchiori, ma non è convincente:

si può avere anche il miglior prodotto del mondo, ma è essenziale nella nostra società presentarlo nel modo giusto, creare efficaci campagne di comunicazione ed affidarsi alle giuste competenze.

A questo punto mi faccio l’idea che il team di Volunia sia composto da gente che è capitata per caso in quegli uffici. Un po’ di studenti non selezionati, qualche bidello, qualche professorone al suo anno sabbatico. Ma esperti? Gente del mestiere? Gente con le competenze giuste al posto giusto?

La spiegazione di Marchiori mi convince sempre meno. Prima dice di aver scelto lui il team, poi praticamente affossa quello stesso team tacciandolo di incapacità. E’ questo che percepisco da questa parte di lettera, perché le parole hanno un preciso significato, per quanto mi riguarda. E allora torniamo al punto centrale: chi ha scelto il team di Volunia? A Marchiori sono state imposte certe scelte? Perché le ha accettate?

Ma soprattutto: dopo queste durissime critiche, questi espertoni sono ancora al loro posto?

Quel che resta è la scarsa campagna di protezione del progetto. Il team adibito alla comunicazione è stato molto poco attivo e attento e ha difeso poco il marchio accettando passivamente ogni tipo di attacco proveniente dai social network e dai blog.

Che futuro per Volunia?

La nave è abbandonata, ma la nave non è ancora affondata a leggere Marchiori:

[…] il progetto è pronto a partire, le fondamenta della casa sono state costruite, e può cominciare l’avventura, la vera sfida. Io ci credo ancora: come ho già detto moltre altre volte, il progetto complessivo per come è nella mia mente è molto più vasto di quello che si è visto finora, la Volunia attuale ne è solo una piccola parte, siamo solo all’inizio.

In pratica il bello viene ora, ma Marchiori si defila. I conti però non tornano. Un team incapace di difendere il proprio progetto e raggiungere i risultati prefissati quali chance avrebbe adesso che il mondo intero ha scoperto il bluff di Volunia?

Mi pare ancora un altro esercizio di egocentrismo misto a quella giusta dose di paraculismo di cui noi italiani siamo maestri. Marchiori sembra voler dire “ho grandi idee, ho ancora grandi intuizioni, ma qui non si può più”. Il che, paradossalmente, potrebbe pure essere corretto, ma la figura di Marchiori non esce benissimo da questa vicenda. Se era sbagliato il team e il team l’ha costruito lui, allora la maggior parte delle colpe sono proprio sue. E se gli hanno imposto certe scelte che lui reputava sbagliate sin dall’inizio, ora che il flop è certificato, questa lettera arriva troppo tardi. Questa decisione è tardiva e risulta poco elegante, pur se potrebbe pure risultare corretta nei contenuti. Perché potrebbero pure aver sbagliato i componenti del team, ma potrebbero pure aver svolto la pratica così come gli era stata spiegata. Da Marchiori o, a questo punto, da chi ha deciso per lui. Di nuovo: o pagano tutti, o Marchiori non può decidere di svincolarsi in questo modo.

Ma i contenuti sono parecchio contraddittori e ambigui:

[…] lascio la direzione tecnica di Volunia perché qualcun altro vuole farla al posto mio. Vuole poter decidere tutto, senza di me. E si è quindi sostituito alla mia posizione, intimandomi di farmi da parte.

Ma si tratta di dimissioni, di un’estromissione clamorosa o di un chiaro abbandono di una nave che sta andando a fondo?

Non mi è chiaro. E’ un continuo tira-e-molla fra “lascio” e “mi fanno lasciare” che rendono più brutto il quadro della situazione di quanto già non lo sia. E lascia perplessi, molto perplessi.

Le mie conclusioni su Volunia

La lettera è fortemente pregna della delusione di un uomo che sente di avere nella propria testa ottime idee, ma che si è scontrato con una durissima realtà. Forse la realtà imprenditoriale, forse qualcuno che con Volunia vuole farci solo soldi o ottenere visibilità. In perfetto stile italico, che poi è vero soltanto per quegli avvoltoi che nascondono e oscurano la parte più bella di questo Paese.

Probabilmente Volunia è un chiaro esempio di come progetti grossi necessitino di tante risorse: economiche, ma pure risorse di talento.

Ho pure la strana sensazione che si tratti di pubblicità, di un vecchio trucco della polemica-sparata-alla-stampa per ottenere una visibilità e un’attenzione ormai perse. Di Volunia non si parlava più da parecchio tempo e quale migliore occasione di un’uscita clamorosa quale quella di Marchiori? Ma mi sento di escludere questa possibilità: le parole di Marchiori mi sembrano sincere. Ambigue, ma sincere.

Più concreta la possibilità che Marchiori abbia voluto denunciare quanto sta accadendo in seno a Volunia. Imprenditori senza scrupolo che puntano solo al successo economico. Sta quindi cercando di strappare un nuovo ingaggio? Sta quindi cercando di trovare nuovi investitori capaci di assecondarlo in tutto e per tutto per rilanciare Volunia? In fondo Marchiori è stato fin troppo chiaro: “Io so come rivoluzionare il Web, ma qui non me l’hanno consentito”.

Una cosa è certa e chiara e va sottolineata: il fallimento di Volunia NON E’ IL FALLIMENTO DELL’ITALIA DELLE STARTUP. E purtroppo devo riconoscere di aver preso almeno una previsione: quando c’è di mezzo così pesantemente l’Università, con i professoroni schierati in prima linea come accaduto per la presentazione di Volunia, allora il casino è sempre dietro l’angolo. Mi viene in mente quello splendido reportage di Riccardo Iacona intitolato W La Ricerca: come la si fa in Italia, come gli Italiani la fanno all’estero. Brividi, e tanta rabbia.

Penultima considerazione: cosa succederebbe se Volunia (non ci credo!) riuscisse a ribaltare quanto raccolto finora e raggiungesse il successo? Senza Marchiori, ovviamente.

E concludo. Oggi pare ancora più sferzante la scelta delle galline che volano. Volano sì, ma dopo pochi metri atterrano. E se provano a volare alto, più che atterrare cadono. Fragorosamente!

Tanti auguri al team di Volunia.

9 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 3 LinkedIn 1 Buffer 5 Email -- 9 Flares ×

6 Comments Volunia vs Marchiori: dimissioni, estromissione o che altro?

  1. Bobonov

    Premetto che anche io ci ho capito ben poco di volunia….. Presentazione, informazioni e lancio sono state piuttosto confuse.
    Quello che mi sembra di capire è che Marchiori abbia scelto il team tecnico di sviluppo, che ad altri sia stata affidata la parte grafica e di comunicazione.
    in fatti la frase
    la grafica è componente essenziale nel Web, come in molti altri ambiti, anche se può generare la falsa impressione di essere dopotutto una cosa semplice, al punto da essere sviluppata da persone senza competenze Web specifiche; tanto, cosa ci vuole
    lascia intuire esattamente questo: chi ha scelto il team dei grafici ha pensato che chiunque potesse fare grafica web.
    Idem con i riferimenti alla comunicazione

    Per esperienza è quello che è successo anche nella ditta dove lavoro. La grafica è stata affidata a dei grafici si ma grafici che fanno impaginazione e grafica da stampa, quindi con 0 esperienza di usabilità e fruibilità e senza alcuna nozione di quello che html css e javascript permettono di realizzare.
    I grafici progettavano graficamente le schermate che venivano poi passate agli sviluppatori web sotto forma di png per farle diventare delle pagine ed integrarle al codice.
    Risultato: un prodotto con un aspetto antiquato, poco funzionale e poco fruibile per il web, concepito come se l’applicativo fosse una serie di slide powerpoint.

    Insomma chi pensava le schermate non sapendo cosa si potesse fare effettivamente manteneva tutto su uno stile estremamente semplice (troppo!) che alla fine era poco accattivante e poco funzionale.

    Da quello che ho potuto vedere di volunia l’impressione è la stessa.

    Reply
    1. Kiko

      La visione generale è pasticciata, e con queste premesse non potevano pensare di lanciare la sfida a Google, a Microsoft e a tutto l’universo creato.
      Gli errori sono evidenti e palpabili e questa uscita mi puzza, non mi piace particolarmente. O faceva nomi e parlava ancora più chiaramente, o questo resta un tentativo di farsi bello agli occhi dei critici e di sicuro un tentativo di svincolarsi dalle polemiche. Pulito non ne esce. La pubblicità negativa è fin troppa.
      Hanno voluto volare alti… sono caduti fragorosamente. Adesso vedremo come proseguirà l’avventura di Volunia. Senza Marchiori. E vedremo cosa combinerà Marchiori… senza Volunia!

      Reply
      1. Bobonov

        Il mio non voleva essere uno scarico di responsabilità, comunque come ideatore e direttore dello staff tecnico aveva sicuramente voce in capitolo.
        In ogni caso anche dal punto di vista tecnico mi sembra che l’idea anche se interessante non mi sembra esattamente una novità.

        Caludio Cecchetto una decina di anni fa lanciò un’iniziativa “simile” (per simile intendo l’idea di base di rendere social la navigazione) con un apposito applicativo che eseguiva explorer e che registrava le sessioni di navigazione e permetteva di condividerle con altri utenti.
        http://archiviostorico.corriere.it/2000/luglio/11/Cecchetto_Ecco_compilation_siti__co_0_0007114055.shtml

        Poi Marchiori accenna sempre al fatto che questo è solo il primo passo verso un piano più ampio che però al momento è solo nella sua mente e di cui non rivela nulla lasciando il dubbio che stia solo sparando alto (anche questo è molto dannoso ai fini di marketing).

        Altro problema è sicuramente il fatto che si è creata troppa aspettativa rispetto a quello che poi è stato dato.
        Probabilmente una partenza più in sordina avrebbe creato meno aspettative e quindi una minor delusione rispetto al prodotto.

        Come quando lanciano dei film in pompa magna creando un’aspettativa enorme e che poi deludono il pubblico, non perché il film sia pessimo ma solo perché le aspettative create erano molto maggiori rispetto a quanto ottenuto.

        Reply
        1. Bobonov

          ….. dimenticavo, se era veramente così in disaccordo con la linea adottata e non aveva la minima possibilità di cambiare direzione (dalle sue paroel si evince questo) doveva andarsene prima del lancio, così da l’impressione che abbia aspettato di vedere come andava per poi decidere cosa fare.

          Reply
          1. Kiko

            Esatto @Bobonov: doveva andarsene prima. Ora la decisione appare tardiva e perciò non trasparente.

            Considera ancora che l’aspettativa è stata creata proprio da lui, proprio su quella panchina, proprio durante la mattinata di presentazione.

            Ottima la tua frase:

            Poi Marchiori accenna sempre al fatto che questo è solo il primo passo verso un piano più ampio che però al momento è solo nella sua mente e di cui non rivela nulla lasciando il dubbio che stia solo sparando alto

            , che condivido in pieno.

            Intanto, come previsto, tanta attenzione è di nuovo rivolta a Volunia. In questo, noi italiani, siamo impareggiabili.

  2. Alfredo

    in realtà tutti ci siamo chiesti che ci stesse a fare l’imprenditore, a parte metterci il soldi. Dalla lettera credo emerga proprio ciò che molti temevano tra le righe, ben conoscendo molte tristi realtà imprenditoriali di questo paese: e cioè che si ingaggia qualcuno con grosse competenze e gli si da spago per lanciare progetti e ricevere credibilità, salvo poi metterlo in condizione di non avere potere decisionale una volta partito il progetto, così da utilizzarlo come meglio si crede. Non è il primo né l’ultimo ed è la cosa più semplice e credibile, senza ricorrere a letture complottiste. Può non piacere lo stile un po’ egocentrico di Marchiori, ma è anche vero che l’attenzione l’ha accentrata proprio lui, quindi ci sta. Sul fatto delle responsabiità io credo invece personalmente che se si deve orientare un team è invece irresponsabile superare una certa soglia di accondiscendenza quando le cose non vanno bene, poiché è proprio il team a rimetterci e lavorare male, e credo che chiunque si aspetterebbe dal proprio “capo” che puntasse i piedi se viene compromessa la qualità del suo lavoro. Insomma su questo punto -prendendo sempre per buone le spiegazioni di Marchiori- io credo che lui probabilmente abbia sbagliato nel non andarsene molto prima, e quindi è correttissimo l’averlo fatto, benché forse un po’ tardi, è corettta la sua autocritica pubblica e la critica che fa alla attuale gestione del progetto, mettendoci la faccia a costo di polemiche.
    Personalmente non credo sia marketing perché dato il flop che hanno fatto mostrare anche dissidi interni sarebbe un suicidio, credo anzi che i toni siano persino molto edulcorati, ecco perché evita nomi e cognomi che tutti sanno.
    Rispetto alla grafica anni 80 è in realtà anni tardo-90: ricorda i progetti del boom di internet in italia, parliamo almeno del 97 (negli anni 80 non esisteva internet come lo pensiamo oggi).
    saluti

    Reply

Lascia il tuo commento

Tranquillo: la tua email non verrà pubblicata.

Puoi usare i seguenti tag HTML e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>