Startup e budget: come limitare i costi

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Abbiamo già affrontato il tema delle startup in questo blog analizzandone i fattori di successo e le componenti per un buon lancio sul mercato. Ora, generalmente abbiamo capito che una startup viene creata con un budget ristretto. La mia esperienza ha registrato un budget praticamente nullo, ma è certamente un caso più unico che raro. Muoviamoci perciò nell’ipotesi di un budget scarso. La domanda ora è la seguente: come gestire al meglio queste scarse risorse economiche?

Verrebbe da dire niente spese facili! Soprattutto niente spese errate! Ma ciò vale evidentemente per ogni tipo di impresa. In particolare, le startup company devono necessariamente tentare di controllare al meglio il proprio capitale sociale, per evitare di rimanere a corto di fondi da investire. Una startup incapace di investire (anche una minima somma) presenta un alto rischio di insuccesso perché tale investimento potrebbe riguardare tutta una serie di operazioni chiave per raggiungere lo scopo prefissato.

Questo è quello che tecnicamente viene chiamato controllo del burn rate, ossia quello che gli economisti chiamano cash flow negativo (o, in alternativa: quanto velocemente una startup sta spendendo il suo capitale sociale?). Vediamo in pratica come limitare i costi di una startup favorendo un miglior controllo del capitale. Di seguito ecco 5 possibili soluzioni.

Coworking o Homeworking

In fase embrionale è possibile eliminare i costi di un ufficio vero e proprio, preferendo alternative quali l’homeworking o il coworking. L’ufficio porta con sé tutta una serie di spese inevitabili: l’affitto, le utenze, una nuova linea Internet, mobilio, magari nuove attrezzature informatiche.

Coworking: una vera comunità di professionisti

Coworking: una vera comunità di professionisti

In Italia sembrano finalmente maturi i tempi per dare valore al coworking: spazi di lavoro comuni che favoriscono sinergie e permettono di abbattere tutti i costi di cui sopra. Oppure, in condizioni opportune, è possibile lavorare da casa/a casa. Tante imprese sono nate in una cameretta per poi spostarsi in un vero e proprio ufficio, quando la situazione era finalmente consolidata e lo spostamento era diventato una soluzione necessaria.

Attrezzarsi a casa non è semplice, e presenta sia vantaggi che svantaggi: esamineremo il tutto prossimamente. Per quanto riguarda il coworking sottolineiamo come non tutte le città sono provviste di simili opportunità, ma basta aspettare informarsi e… magari… aspettare giusto un po’. Anche sul coworking ci torneremo.

Collaboratori: servono davvero?

Uno dei costi importanti è certamente quello di eventuali collaboratori. Alle volte queste spese sono non strettamente necessarie; altre volte sono determinanti. La chiave di tutto è un semplice scenario: qualora non fossimo realmente in grado di smaltire tutto il lavoro d’ufficio, allora converrebbe pensare a dei collaboratori.

Collaboratori: preziose risorse esterne

Collaboratori: preziose risorse esterne

La questione è tanto semplice, quanto potrebbe essere complessa. Siamo, infatti, in grado di fare tutto? La qualità del nostro lavoro potrebbe essere seriamente compromessa con il self made?

Troppo lavoro in una giornata rischia di compromettere il nostro operato. Troppo stress, troppa ansia e poco riposo sono i più pericolosi avversari per la nostra impresa. In tal caso conviene davvero cominciare a sondare il terreno alla ricerca dei migliori collaboratori. La spesa, in questo scenario, è quanto mai consigliata a fronte di una maggiore quantità di lavoro che sarà possibile portare a termine. Non solo. Non si tratta solo di tempi. Se non possediamo alcune competenze, e non c’è il tempo (ops!) né l’opportunità di acquisirle velocemente, allora può essere utile rivolgersi a degli esperti.

Outsourcing: costo o guadagno?

Per una startup ricorrere all’outsourcing deve voler significare fare ricorso a due precisi vantaggi:

  1. aumento della flessibilità/qualità del lavoro;
  2. ottimizzazione dei costi/tempi.

Tale discorso si rifà a un articolo sul cloud computing che prendeva in consegna proprio un simile argomento: passare al cloud computing è un rischio o un’opportunità? Di fatto, a livello di ragionamento, non potremmo aggiungere altro.

Outsourcing, ovvero il problema del make or buy

Outsourcing, ovvero il problema del make or buy

E’ un discorso, ancora, che in parte si sovrappone alla precedente sezione, cioè quella di considerare la possibilità di assumere o rivolgersi a dei collaboratori esterni. La differenza è sottile, ma importante. E assomiglia al problema del make or buy. Affidare a terzi lo svolgimento di parte/tutto il lavoro costituisce un effettivo risparmio (in termini di costi e tempo) o sarebbe da preferire una soluzione tutta interna?

I discriminanti della scelta sono essenzialmente tre:

  • tempo: affidare a terzi lo sviluppo di un lavoro permette di impegnare il tempo risparmiato in altre attività o, più semplicemente, permette di velocizzare il processo produttivo;
  • costo: portare a termine un progetto da soli può essere più costoso che affidare a terzi il lavoro;
  • qualità: esternalizzare (brutale traduzione del termine outsourcing) potrebbe permettere di ottenere una soluzione di maggior qualità, a tutto beneficio del cliente e della startup in sé che ha fornito de facto il prodotto finale.

Driver di costo: quali sono le cause dei costi?

Abbiamo chiaro in mente cosa incide sulla vita economica della startup?

Quali sono le cause che influenzano il budget?

Quali sono le cause che influenzano il budget?

Il “driver di costo” è un concetto strettamente connesso con la disciplina dell’ABC (Activity Based Costing, una metodologia di analisi dei costi per il controllo delle spese di un’azienda) che mira a capire qual è l’incidenza dei vari costi di una startup sul budget.

Un driver di costo può essere relativo a tante cose: al volume di produzione di un prodotto/servizio, all’uso delle risorse umane, all’uso di risorse quali software e servizi o attrezzature. Individuarli porta a compiere analisi molto interessanti per capire a cosa si può rinunciare o cosa può essere modificato in linea col budget, senza disperdere capitale e per meglio ripartire i costi.

Il principio di Pareto: concentrati su pochi importanti fattori

Questo punto può essere considerato una sorta di corollario di quello precedente. Capito il concetto di “driver di costo” potrebbe nascere l’idea di approntare un’analisi molto dettagliata sulla vita economica della startup, andando a consisderare perfino i più piccoli dettagli. Procedura che risulta ingestibile per la sua complessità. Con la conseguente difficoltà di non pervenire mai a una conclusione utile: troppe variabili, troppa confusione. Rifacciamoci allora al Principio di Pareto secondo cui il 20% delle cause determina l’80% degli effetti. Per questo motivo è anche detto La legge 80/20.

Poche cause generano la maggior parte degli effetti

Poche cause generano la maggior parte degli effetti

Di fatto il principio altro non è che una conveniente rappresentazione di quelli che sono gli aspetti prioritari di un fenomeno. Questa legge empirica deve l’ispirazione a una vecchia ricerca (fine 1800) sulla ricchezza economica e della maniera in cui questa era distribuita fra la popolazione. Pareto ne ricavò che solo pochi individui possedevano la maggior parte della ricchezza tirando fuori alcuni interessanti dati che confermavano le percentuali di cui sopra. Tale principio ha poi trovato applicazione in diversi settori della vita.

Potremmo riscrivere la legge in questa maniera, che è quanto più ci serve nel discorso che abbiamo affrontato in questo articolo: concentriamoci su poche cause, quelle più rilevanti, perché da queste derivano la maggior parte degli effetti.

Declinando il tutto con i driver di costo, allora concludiamo dicendo che fra tutte le cause che influenzano i costi della vita economica della startup, individuiamo quelle più importanti e concentriamoci su queste per controllare il budget a disposizione. Evitiamo di perdere tempo e sprecare fatica con tanti stupidi piccoli dettagli che potrebbero rendere più complicate le nostre decisioni, con alto rischio di pervenire all’errore.

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