Social partecipation e i 5 cluster del brand marketing

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Sul social brand si scatena costantemente una fervida discussione. Cosa è e di cosa si tratta, come si fa e come lo fanno? Soprattutto: qual è lo stato dell’arte italiano? Velocemente un paio di appunti in merito.

Essere social non vuol dire essere presenti sui social network, ma usarli nel modo corretto, con un piano in linea ai propri obiettivi di business

Il panorama italiano è molto complesso e per le aziende essere “social” dovrebbe significare molto di più che la statica o stantia presenza sui social network. Un social brand è tale se attraverso i social network riesce a comprendere meglio i target del suo mercato, i nuovi bisogni e le attese dei propri potenziali clienti, e attraverso l’analisi di questi dati sceglie con cura il giusto piano di azione, diversificato fra i vari canali di social media oggi a disposizione.

E fra i vari canali primeggia ancora Facebook, che in Italia ha registrato un 81% di iscritti fra la popolazione online. Mentre è Instagram a segnare il tasso di crescita maggiore, seguito da Twitter, Google+ e YouTube. Ma come sono gli utenti di questi social network?

Alla domanda si risponde con una ricerca di Duepuntozero Doxa che ha identificato 5 cluster per il brand marketing sui social network:

  • social fun: gli utenti che si fanno trascinare dal gioco e dalla passione, con un rapporto di divertimento, lontano dalle ingessature tradizionali che separano clienti/utenti e brand;
  • emotional: gli utenti che al semplice fun aggiungono maggiore empatia, sviluppando un legame più profondo con la marca;
  • practical: gli utenti cui piace “andare dritti al sodo”, senza troppo romanticismo, ma tanto pragmatismo. Questo si traduce in una richiesta di infomrazioni sempre più concrete e in una comunicazione trasparente e puntuale;
  • egomaniac: gli utenti maggiormente esigenti, ovvero coloro i quali si aspettano un altissimo grado di personalizzazione della comunicazione (dando del “tu” al brand) e del prodotto/servizio;
  • brand peer: gli utenti che vorrebbero sviluppare una comunicazione più costruttiva, mettendosi al pari dell’azienda così da intavolare una sorta di collaborazione per meglio far evolvere le strategie dell’azienda medesima.

Un’azienda, dunque, come può riuscire a curare, diversificare e segmentare la sua social utenza? La risposta sta poche righe sopra: un uso cosciente e studiato dei vari canali, a seconda di quella che viene chiamata social partecipation, ossia il grado e gli strumenti di partecipazione degli utenti sul Web.

Se la maggior parte sono attivi sui social network, non va trascurato il resto dei social media e in particolare i forum e il business blog (uno strumento che torna a essere al centro dei pensieri di molte aziende).

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