Il vecchio modo di fare IT funziona ancora? L’eterna lotta fra analogico e digitale

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La rivoluzione tecnologica porta con sé una dicotomia che pare ancora non superata: la visione analogica contrapposta alla visione digitale. In un magnifico, quanto inesistente, e comunque molto lontano, mondo ideale, analogico e digitale sono due facce della stessa medaglia, ma nella pratica di tutti i giorni si osserva a una separazione netta.

Per molti, analogico e digitale rappresentano vecchio e nuovo, intendendo con ciò una discontinuità non vera. Bianco e nero, quando in realtà si tratta di una infinità di grigi, a intendere proprio il progressivo passaggio dall’una all’altra condizione in modo del tutto naturale e non traumatico. Per altri sono solo i termini più convenienti di una dialettica tutta politica, quindi molto poco efficace e di certo poco attinente col mondo reale.

Servirebbe maggiore collaborazione, ma pare vincere la concertazione.

Questo dualismo porta a una domanda: il vecchio modo di fare IT funziona ancora?

Moltissime aziende hanno messo in dubbio i propri processi interni, a fronte di crisi endemiche di settore, o a seguito di utili drasticamente svaniti. Aziende che devono trasformarsi in clienti-centriche, o aziende che devono imparare a conoscere meglio i dati e le informazioni che le caratterizzano (loro, e il business che le dovrebbe tenere in vita). E visto che tutto ruota attorno all’IT, occorre allora cambiare modello, sperimentarne di nuovi, indagarne di diversi rispetto a quelli in atto.

L’ICT è certamente una sorta di preziosa cassetta degli attrezzi, ma tutti questi attrezzi devono saper essere usati, partendo da obiettivi chiari da centrare.

Per fare ciò occorrono imprenditori coraggiosi, illuminati, capaci di imporre nuove risorse, nuovi paradigmi o nuove strategie.

Dare nuova forma al cambiamento, coinvolgendo in questo l’intera azienda, senza trascurare alcun uomo, alcun dipendente, alcuna funzione aziendale. Le alte performance si raggiungono con l’alta motivazione. Un’azienda è un ingranaggio complesso, dove ogni singolo elemento è di fondamentale importanza e il cui perfetto sincronismo impatta sul funzionamento generale.

In questo scenario diventano cruciali ruolo, opportunità, libertà e responsabilità del CIO. Ruolo molto complesso dove le sole competenze tecnologiche non sono sufficienti, perché occorre coniugare anche sapienza manageriale, col giusto pizzico di libertà concesse dall’alto management. Gestire i processi IT di un’azienda significa mettere a fattor comune obiettivi di business con conoscenze e strumenti, attraverso opportuna pianificazione, e definendo, misurando e controllando dati e performance.

Il tutto per far sì che l’IT diventi abilitante per il successo aziendale.

IT che diventa strumento di business, e non un mero fine.

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